Zeitschrift Rezensionen

Rezensiert von: Elisabetta Fiocchi Malaspina

Dante Fedele, Naissance de la diplomatie moderne (XIIIe-XVIIe siècles). L'ambassadeur au croisement du droit, de l'éthique et de la politique [Studien zur Geschichte des Völkerrechts; 36] Baden-Baden: Nomos Verlag, 2017, 830 p., ISBN 9783848741274

1Una monografia corposa, completata e arricchita da un’approfondita ricostruzione delle fonti diplomatiche, storiche e storico-giuridiche: Dante Fedele offre un quadro complesso, poliedrico e anche problematico della storia della diplomazia moderna dal XIII al XVII secolo. Molto recentemente sono state pubblicati studi e opere collettanee sul ruolo dell’ambasciatore per la costruzione dello stato moderno e in merito alla storia della diplomazia, segno tangibile che l’interesse è senza dubbio molto vivo e crescente1. Complice la realtà globale in cui viviamo, l’esigenza di definire, attraverso anche nuove metodologie e prospettive, le relazioni tra gli Stati, il concetto stesso di sovranità e nazione, che direttamente o indirettamente coinvolgono anche la storia dell’ambasciatore nella sua dinamicità istituzionale, sociale e politica.

2La Naissance de la diplomatie moderne (XIIIe-XVIIe siècles) affronta il discorso diplomatico nella continua tensione tra politica ed etica per la costruzione concettuale giuridica dei più importanti istituti che caratterizzano la figura dell’ambasciatore. Sin dalle prime pagine viene effettuata una precisazione temporale, nella quale viene evidenziato che il periodo preso in considerazione (dal XIII al XVII secolo) è stato scelto per circoscrivere la diplomazia nella sua accezione moderna. Intimamente legato a tale precisazione vi è quella terminologica: la diplomazia intesa sia come insieme di attività di scambi politici che intercorrevano nel medioevo, sia come scienza e pratica delle relazioni politiche tra gli Stati.

3Il contributo ha l’obiettivo di investigare come la pratica diplomatica, esercitata attraverso l’ambasciatore, sia divenuta un vero e proprio oggetto di problematizzazione all’interno di uno specifico discorso che vede intrecciarsi il diritto, l’etica e la politica nel loro continuo ed incessante dialogo: “notre enjeu est […] de recostruire la formation et le développement de ce champ de problématisation ainsi que les transformations qui l’ont marqué au cours d’un segment de son histoire, c’est-à-dire d’analyser la constitution de ce que, en empruntant ce concept aux dernier travaux de Michel Foucault, on pourrait appeler l’experience de la diplomatie” (p. 15).

4Etica, diritto e politica sono, infatti, le parole chiave per comprendere l’ambasciatore nei suoi differenti contesti storici e geografici oggetto di indagine tanto nella casistica quanto nella trattatistica, che si estende nella sua articolazione intellettuale anche sino ai nostri giorni. L’etica dell’ambasciatore si concretizza nel complicato equilibrio tra quella che è, da un lato, la sua coscienza individuale, cioè quel complesso di principi etici fondanti la sua integrità morale, dall’altro la coscienza professionale, basata sulla salvaguardia dell’autonomia e della dignità della sua carica. Il corpo di norme giuridiche inerenti all’ambasciatore coinvolgono la professione, le immunità, i possibili conflitti di interesse, nonché il tema dei cerimoniali sino ad arrivare all’elaborazione di uno statuto professionale. La politica, presente nelle scelte statuali e nelle relazioni internazionali, viene esplicitata, nel corso dei secoli, dall’autorità in capo all’ambasciatore di negoziare, rappresentare e mediare.

5Fedele alterna nell’elaborazione dei capitoli diverse fonti, le quali contribuiscono a rendere complessa l’immagine dell’ambasciatore “all’opera” nel periodo preso in considerazione: la trattatistica, che si è generata all’interno della letteratura giuridica italiana alla fine del Medioevo, ha acquisito nel corso del XV secolo sempre più autonomia, sino ad arrivare a diffondersi con il titolo “trattati sull’ambasciatore” in tutta l’Europa centrale. Inoltre, accanto alla trattatistica vi sono le fonti diplomatico-consolari che dipingono e, al tempo stesso, cristallizzano l’essere diplomatico nell’esercizio dell’arte della negoziazione tra gli Stati, nel complicato bilanciamento di esigenze politiche, etiche e giuridiche.

6Il volume si presenta composto da tre parti, cronologicamente scandite, divise a loro volta in quattro capitoli tematici, a cui fa da cornice una rilevante e ricchissima sezione bibliografica articolata in cataloghi, fonti primarie e fonti secondarie consultate.

7La prima parte, intitolata Le débat médiéval et ses prolungaments à l’époque moderne, vede come protagonisti il dibattito medievale e le sue ripercussioni e i suoi effetti sino all’età moderna. Due in particolare sono le tematiche prese in considerazione: la centrale nozione di officium legationis, cioè l’istituzione di soggetti titolari del cosiddetto diritto di inviare e ricevere gli ambasciatori, la loro nomina, la disciplina relativa alla loro retribuzione, nonché le immunità ed i privilegi ad essi spettanti. Interessante è la ricostruzione semantica attraverso le fonti anche giustinianee dell’officium e del munus legationis, il loro utilizzo, le loro implicazioni giuridiche per la concettualizzazione della carica dell’ambasciatore e della sua stessa professionalizzazione.

8Inoltre ampio spazio è dedicato alla rappresentanza dell’ambasciatore, come nozione giuridica che prende forma all’interno dell’omonima letteratura alla fine del XVI secolo. Fedele ricostruisce l’istituto attraverso uno scavo tra la diplomazia pontificia e la dottrina del mandato di diritto privato, mettendo in rilievo anche la posizione dei giuristi: “Contrairement à l’ambassadeur séculier, le légat du pape est pourtant un véritable agent pourvu d’une juridiction déléguée et répondant à des exigences de gouvernement du territoire ; c’est pourquoi, en ce qui concerne la détermination des pouvoirs de négociation de l’ambassadeur, la cadre de référence adopté par les juristes est plutôt celui du droit privé, où cette notion a fait l’objet d’une réflexion approfondie, qui a fini par délimiter le rôle et les pouvoirs de deux figures distinctes (le nuntius et le procurator)” (p. 191). Esse vengono analizzate, comparate all’interno della trattatistica sull’ambasciatore, e forniscono le basi per un esame sull’utilizzo e sull’adattamento di particolari istituti di diritto privato per la costruzione concettuale giuridica di tale figura e per l’elaborazione di alcune categorie politiche e giuridiche.

9Nella seconda parte, intitolata La naissance de l’État et le renouvellement des thématique, viene affrontato e ricostruito il percorso che ha portato alla relazione moderna tra lo Stato e la diplomazia, attraverso l’istituzione di una nuova forma organizzativa formata, ad esempio, dalle cancellerie e dalle segreteria di Stato, dal seguito dell’ambasciatore, dall’incremento della cosiddetta diplomazia residente, nonché dalla loro complicata e dinamica interazione e riconoscimento reciproco per la légimité e la réputation ambasciatoriale. Il passaggio successivo esaminato da Fedele è il rapporto tra l’ordine europeo e l’equilibrio del potere, in cui emerge con forza quanto la diplomazia configuri concretamente la pratica fondamentale degli Stati nelle continue trasformazioni politiche e sociali dell’età moderna (p. 381-382).

10Uno dei temi centrali legati all’ambasciatore è, senza dubbio, il corpo di regole sulle sue immunità e sui suoi privilegi: una sezione approfondisce le modalità con cui vengono disciplinate all’interno della letteratura diplomatica nello specifico quattro situazioni. Una prima relativa alla possibilità di punire l’ambasciatore per eventuali crimini commessi durante l’esercizio delle sue funzioni; una seconda inerente alle condizioni oggettive che possono condurre alla perdita delle immunità e dei privilegi; una terza riguardante le prerogative dei membri che compongono il seguito dell’ambasciatore, la libertà di culto e di asilo delle ambasciate; infine una quarta attinente alle immunità dell’ambasciatore nelle materie squisitamente civili.

11La diplomazia e la sua storia sono intimamente connesse al cerimoniale. Fedele indaga soprattutto sulla natura giuridica, obbligatoria o volontaria, e sulla giustificazione degli onori da rendersi agli ambasciatori durante la loro missione, così come affrontati nei più significativi trattati sul diritto delle genti, ed inoltre sulla concettualizzazione giuridica della rappresentanza diplomatica, che a partire alla metà del XVI secolo ha avuto un profondo rinnovamento, acquisendo così la sua accezione “moderna” (p. 463).

12La terza parte della monografia, L’élaboration du statut professional de l’ambassadeur, affronta, partendo dall’elaborazione dello statuto dell’ambasciatore, i suoi caratteri propri, le condizioni necessarie per colui che rivestirà tale carica, le sue funzioni e le sue qualità che, nel corso del tempo, portano progressivamente alla sua professionalizzazione e contemporaneamente alla sua autonomia e autolegittimazione. Gli elementi costitutivi di questo processo sono: “l’émergence et la progressive adoption du mot « ambassadeur » au lieu du mot latin legatus pour identifier une figure qui assume des caractéristiques de plus en plus spécifiques […], l’affirmation de la nécessité des ambassadeurs pour assurer l’existence d’un canal de communication entre les communautés politiques […], et […] l’identification d’un certain nombre de modèles à même de représenter la figure de l’ambassadeur de manière éminente” (p. 532).

13In effetti, proprio in relazione ai modelli di ambasciatore descritti da Fedele, essi possono essere tipizzati in un primo modello teologico, incarnato nei testi filosofici, teologici e sacri; in un secondo culturale, identificato come il “perfetto ambasciatore”, che traspare nei valori e nella letteratura umanista; e soprattutto nel modello politico, in cui l’ambasciatore è riconosciuto come l’uomo di Stato e successivamente come il Ministro, che rappresenta l’essenza stessa della moderna diplomazia. Invece, per quanto riguarda le funzioni dell’ambasciatore, vengono illustrati non soltanto la sua capacità di negoziare, mediare e rappresentare ma anche il complesso tema legato alla sua etica, tra fedeltà e infedeltà, tra fedeltà e prudenza, e tra coscienza e obbligo di esecuzione di un determinato incarico.

14La formazione della moderna razionalità politica trova la sua realizzazione nella costante attività diplomatica, che susseguitasi nei secoli è stata caratterizzata e, si può dire plasmata, nel bilanciamento tra interessi etici e giuridici. Richiamando le stesse parole di Fedele: “Le segment d’histoire que nous avons parcouru […] nous a permis […] de saisir la constitution et le développement de l’expérience de la diplomatie jusqu’au XVIIe siècle. Ce faisant, notre espoir est d’avoir offert […] une contribution à sa compréhension, c’est-à-dire à la compréhension de l’une des matrices capitales de la formation de la rationalité politique moderne” (p. 761). Il volume offre un’originale ricostruzione della storia del pensiero istituzionale, intellettuale e politico dell’ambasciatore, dipingendo un vero e proprio “cammino” storico-giuridico in divenire, legato a una realtà spazio-temporale in continuo mutamento, al cui interno emerge la diplomazia come prezioso e fondamentale strumento di dialogo tra gli Stati.

Rezension vom 20. Dezember 2018
© 2018 fhi
ISSN: 1860-5605
Erstveröffentlichung

  • Zitiervorschlag Rezensiert von: Elisabetta Fiocchi Malaspina, Dante Fedele, Naissance de la diplomatie moderne (XIIIe-XVIIe siècles). L'ambassadeur au croisement du droit, de l'éthique et de la politique (20. Dezember 2018), in forum historiae iuris, https://forhistiur.de/2018-11-fiocchi-malaspina/